Monday, April 20, 2009

Sono su:

www.affettatisumisura.splinder.com

Wednesday, April 1, 2009

Conosci te stesso

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"Sei scemo? Stai parlando da solo, lo sai? Ti rendi conto di cosa significa? Hai di nuovo fatto colazione con latte e fagioli, devi smetterla, ti dà le allucinazioni".

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"Tu sei un cretino, siamo la stessa persona, non te ne sei mai accorto? Vuoi smetterla di seguire i consigli di quello psico-cretino che ti sei cercato? Ma ti sembra che uno psicologo qualificato lavori nel garage di casa e prenda 5 euro l'ora? Come la signora delle pulizie?".
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Friday, March 20, 2009

Gli yes man e la fine del mondo

Definizione di uno yes man: yes man in italiano si traduce come uomo dei sì, è un sottoposto, assistente, vicequalcosa, che non sa dir mai di no al suo capo. Ha probabilmente avuto una lobotomia da piccolo e adesso per i calcoli di elaborazione dati dipende dal cervello degli altri.

Gli yes man infestano il mondo degli uffici, delle imprese, delle multinazionali e della politica. Si può dire che c'è n'è uno in ogni ambiente lavorativo. Sono facili a trovarsi, basta fingere un diverbio col boss (basta procurarsi una registrazione del capo che dice parolacce) e vedere come accorrono a difenderlo.

Voce boss registrata (vbr)
Voce ricercatore di yes man (vrym)

vbr: ...stronzo!
vrys: ho ragione io, è inutile, anche lei può sbagliare di tanto in tanto
yes man (arrivato tutto sudato, ha iniziato a correre al sentire la frase: "anche lei può sbagliare): ehi senta, non so cosa abbia detto lei, ma il boss ha ragione, glielo dico per certo.

Quando lo yes man si accorge che stavate parlando con un registratore vi lancerà sicuro un'occhiataccia del tipo: "mai nominare il Boss invano". Poi, se ne andrà senza dir nulla e, tempo dopo, se ne ricorderà in una qualche riunione dove più gli fa comodo per screditarvi.

Gli yes man, ritenuti a torto non dannosi e pericolosi solo per sé stessi, stanno dimostrando, negli ultimi anni, di essere quasi peggio di una guerra atomica. Questo perché la guerra atomica è qualcosa di strettamente matematico, finché i vari governi del mondo rimarranno nel loro equilibrio strategico misto (vedesi teoria di Nash), è veramente difficile che succeda. Ma uno yes man è un cazzone per natura, ingoierebbe litri di merda mischiata a succo di pera andato a male al sentirselo ordinare dal capo o da chi ne fa le veci. Immaginate a fare le veci del capo:

chi fa le veci del boss: devi pulire il cesso con la lingua, sta per arrivare una delegazione di giapponesi e loro sono abituati così.
yes man: ma sicuro che è un ordine del capo?
chi fa le veci del boss: osa giudicare il capo? Osa pensare che io, unto del boss, possa commettere tali nefandezze?
yes man: ha ragione, vado a pulire i cessi.

Purtroppo, a parte il pubblico ludibrio che può provocare uno yes man molto yes e molto stupido in ufficio, i rischi connessi a questa figura in aumento nel mondo sociale sono altissimi.

Pensate se, da qualche parte, in giro per il mondo, vi fosse il pulsante di autodistruzione del pianeta. Pensate se l'ufficio preposto al controllo di questo pulsante fosse popolato anche da un solo yes man. Pensate se il boss decide di andarsi a fare un panino. Non sarebbe impossibile che si verificasse una cosa del tipo:

yes man: trallallero, trallallà, il boss mi ama, come sono contento

alieno molto cattivo con le sembianze del capo con l'obiettivo di eliminare la Terra: ehm, senti Gianpandolfi (lo yes man appunto), puoi premermi un attimo quel bottone rosso, quello del té alla menta

yes man: scusi, ma quello è il bottone di autodistruzione del pianeta, l'ha dimenticato? E poi, non era al bar a farsi un panino? Comunque, se vuole, gli vado a fare il té al distributore automatico.

alieno molto cattivo con le sembianze del capo con l'obiettivo di eliminare la Terra: Gianpandolfi, come osa insinuare che io abbia dimenticato? Eh? Il distributore di bevande è rotto, lo dovrebbe sapere anche lei, quando è così noi boss utilizziamo il pulsante di autodistruzione. Difatti, questo pulsante, quando il distributore si rompe, funziona anche da macchinetta per il té.

yes man: ah, mi scusi, ah quante cose sa lei, vado a prepararle il té (intanto l'alieno si teletrasporta sulla navicella spaziale); ora glielo faccio subito; ce lo vuole lo zucch...

E il pianeta esplode.

Sunday, March 15, 2009

Taglianpuzza e le donne

Leggere prima Morte annunciata se no si capisce ancora meno!

Taglianpuzza, prima di immolarsi per la patria, era sempre stato quello che si può definire come un martire tra le donne. Tradito anche dal più brutto cesso che si sia mai visto (infatti, pare per tradirlo abbia dovuto far uso di steroidi per farsi crescere peli dappertutto (barba già ne aveva) e andare in un bar gay dove la rimorchiò un omone di 660kg camionista in letargo), mai ebbe una relazione senza squallidi triangoli, quadrangoli, pentagoni, e a volte anche icosagoni (l'igosagono è un poligono a 20 lati, Taglianpuzza lo ebbe con tale Tatiana Postobello, che andò in trasferta con due squadre di calcio). Taglianpuzza prendeva sempre con filosofia queste storie, del resto se i suoi amici non avevano di questi problemi doveva essere definitivamente colpa sua. La colpa non era di quelle povere bestiole che si trovava per fidanzate, era tutta sua.
"Ah, questa volta non le ho dato abbastanza amore", oppure, "ah questa volta non le avevo comprato i fiori", oppure, "ah questa volta dovevo chiamarla più spesso", questi erano i pensieri di Taglianpuzza, eroe nazionale.
Un bel giorno decise di andare in estasi mistica sul monte Aspro.
"Oh monte Aspro, dimmi tu, perché le mie relazioni finiscono sempre in tanto agonioso e pernicioso danno?"
"Hai provato a farne a meno?"
"Oh monte Aspro, come sei saggio, eppur dunque cosicché è vero che quantunque io voglia smettere di fare tali vigliacche e orribili fini devo rinunciar per tutto a gentil ancelle che ben si voglia?"
"Che minchia hai detto?"
"Dico, mi devo dare all'amor solitario?"
"Ehi, se sei uno di quelli che passa il tempo sui film porno via di qui, non ti azzardare a toccarmi con quelle manacce, via subito o ti apro una voragine sotto i piedi"
"Che hai capito oh altissimo monte Aspro, io michiedevo se quantunque dunque io volessi..."
"Senti, se continui a parlare come un chirichetto del 1200 ti faccio rincorrere da una schiera di caproni incazzati"
"Oh monte Aspro, la mia ragazza mi mette le corna, come devo fare?"
"E tu fa lo stesso"
"E l'amore? Che fine fa l'amore?"

Allora, l'altissimo monte aspro raccontò a Taglianpuzza la parabola dell'amore.

C'era una volta uomo è una donna nel 1200 d.c., "o monte Aspro come sei saggio", che si conobbero in discoteca, "o come sei saggio", lui le chiese il numero del telefonino e lei glielo diede e gli chiese il suo, "o quanta grazia".
Allora, Taglianpuzza, o smetti di parlare come un pescatore mistico-idiota del tardo impero romano d'oriente, o ti mando una lebbra che ti colpisce solo dove tu sai dove.
Allora, dov'ero? Ah, il numero di telefono. Da tale giorno, la ragazza inizia a tempestar di chiamate, squilli, messaggi e piccioni viaggiatori l'uomo che aveva conosciuto in discoteca. Il pover uomo era intento a tutt'altro: a fare il censimento della popolazione mondiale di pecore con la stella rossa tatuata sulla chiappa destra; aveva preso il numero della ragazza per chiederle che razza di pecore allevasse la sua famiglia. Difatti, la discoteca nel 1200 era un luogo di incontro per allevatori di pecore, ma pare che le ragazze ci andassero per ballare non si capisce ancora bene per quali arcani motivi. Comunque, quest'uomo alla fine si decise ad invitare la donna a cena, in un locale di lusso, con luci soffuse, dove si cucinava il mitico budello alla marinara, ricetta pare di Carlo Magno in persona. La donna, a sentir tal invito fu presa da sgomento: "e sì che mi prendesti per donna di tal facili costumi?". "Scusa, ma io ti sto invitando a cena, non ad un'orgia party", disse l'uomo. "Eppur io nulla mi comportai come tu siffatto credesti, son donna fidanzata e il mio ragazzo saprà vendicare tale affronto". "Merda, potevi dirmelo in uno di quei 606 messaggini che mi mandasti".
L'uomo fu picchiato selvaggiamente dal fidanzato della ragazza.
Fine della parabola.

"Ma che vuol dire oh sommo monte Aspro"
"Vuol dire che l'amore è una cosa altissima, ma quando non hai fame, non hai sete, non è passato più di un mese dall'ultima relazione sessuale, non stai per essere catturato da una mandria di leproni trans-siberiani. Soprattutto, non quando inizia con un sms".
"Oh sommo monte Aspro, grazie della rivelazione, ora ho capito cosa devo fare"
"Cosa?"
"Oh sommo, non ti preoccupare, ho già in mente un piano"
"Quale?"
"Oh sommo, non ci rompere le palle, non so che cazzo fare, è un mondo di merda, sai? Penso un giorno diventerò un terrorista, magari di quelli che si fanno scoppiare nelle piazze"
"Bene così Taglianpuzza, adesso vai e porta la tua rivelazione tra gli uomini"

E Taglianpuzza scese tra gli uomini e cominciò a raccontare la parabola del monte Aspro. Ma non fu preso mai sul serio, "cosa ne sarebbe dell'uomo senza amore?", gli dicevano, "non ci sarebbero le soap operas", rispondeva, però nessuno lo capiva.

Friday, March 13, 2009

Morte annunciata di un eroe nazionale

Gianpaolo Francesco Taglianpuzza era un uomo semplice. Andava sempre in giro con la sua giacca di cartone e le costolette di vitello nelle tasche: "perché il vitello non ama saltare i pasti", diceva. La sua vena aforistico-popolare-fascio-comunista-chisonoio-essereononessere-wlapastaasciutta era conosciuta e apprezzata da tutti:

"Chi è dentro è dentro, chi è fuori non è dentro, chi non è né fuori né dentro ha perso il treno";
"Chi mangia vitello mangia bello";
"Chi salta giù dai palazzi probabilmente è un suicida o uno che risparmiava sulla sicurezza";
"Viva le balene, anche se sanno d'orecchio";
"Viva le tartarughe in estinzione, ci vengono su ottimi brodi".

Gennaro Taglianpuzza lavorava come disoccupato nel comune di Culi e Cazzi (nominato così dall'ex sindaco dopo aver capito che non sarebbe stato rivotato). Aveva nel comodino una lista di scuse da utilizzare per elemosinare assegni dal municipio:

"Salve, senta non posso pagare la bolletta elettrica. La stufa a gas si ingelosisce, cerchi di capirmi".
"Salve, senta mi servono 50 euro per salvare il mondo".
"Scusi, quello cos'è? Non si tratta del mio assegno di 100 euro giusto? E allora? Dai lo faccia subito che vado di fretta".

Ma in fondo Taglianpuzza soffriva molto la sua condizione di disoccupato. "Verrà il giorno che lavorerò", diceva. Eppure, quel giorno non arrivava mai. E in effetti, il comune di Culi e Cazzi aveva grossi problemi di disoccupazione, il 102% della popolazione non lavorava, solo un misero 101% aveva la fortuna di un lavoro. Pare che molti abitanti lavorassero nella vecchia fabbrica di preservativi di budello ("perché il budello di maiale è ottimo per foderare le salciccie", era il motto sinistro dell'azienda, che era rimasta alla prima elementare e si era persa la lezione su come scrivere la parola "salsiccia"). Purtroppo, la fabbrica era fallita da 30 anni, da quando uno sconosciuto materiale noto come "gomma" aveva preso il sopravvento nel mercato dei contraccettivi. Pare che, nonostante tutto, la gente di Culi e Cazzi utilizzi ancora gli stock invenduti del vecchio stabilimento, e pare sia questa la regione dell'indice demografico al 100%, cioè la popolazione raddopia ogni anno. Si calcola che nel giro di 250 anni la gente di Culi e Cazzi colonizzerà l'universo.

Taglianpuzza, comunque, aveva trovato la soluzione al troppo tempo libero che pare sia caratteristico dei disoccupati: si esercitava al tiro con l'arco utilizzando i turisti della domenica come tiro a segno. Secondo le regole stabilite da Tagliampuzza in persona, tutto valeva un punto, mentre le parti genitali valevano ben 100 punti. I turisti della domenica, anche se sembrava non apprezzassero questo sport, non diminuirono mai e continuarono (e continuano) ha impestare le colline di Culi e Cazzi, soprattutto durante le feste programmate. Pare che lo sport dei turisti della domenica sia, a parte quello di evitare frecce assassine, quello di ritrovarsi tutti insieme lungo la statale 102 rispettivamente alle 8 del mattino nella corsia destra e alle 5 del pomeriggio nella corsia sinistra.

Tutto sommato, lo dicono anche ET e il signor Nessuno Rossi, Giampaolo Francesco Taglianpuzza era un brav uomo. Quando poteva, rubava ai ricchi per se stesso che, essendo disoccupato, era un po' come rubare ai ricchi per dare i poveri in versione solipsistica. Un Robin Hood di se stesso, in fondo meglio che essere il Rocco Siffredi di se stesso. Purtroppo, Giampy (così lo chiamavano gli amici alla moda, quelli del Grande Fratello, gli altri, quelli punk, lo chiamavano semplicemente "Mr Merda"), aveva la pessima abitudine di affezionarsi ai tg della sera. Li guardava tutti, li registrava e poi li guardava la mattina mentre cospargeva di potentissimi lassativi endovenosi le sue frecce per turisti domenicali. Tra una notizia e l'altra, tra una suocera che scappa alle Maldive col marito della figlia, un'apocalisse scampata grazie all'opportuno savoir fair di un politico italiano doc, un incesto con cani randagi, un micio che è diventato alcolista perché la madre la dava a tutti i gatti del vicinato, c'erano pure i vari reportage sul terrorismo. Ora, uno che gira con una giacca di cartone è molto più propenso a diventare terrorista di uno che passa il tempo a trastullarsi con la play station, questo è ovvio. Giampaolo Francesco, quindi, iniziò a pensare di continuo a come divetar terrorista. Comprò persino il libro: "diventa terrorista e guadagna 100 miliardi di miliardi in 3 minuti". Alla fine decise che il miglio modo di diventar l'Osama italiano era quello di farsi saltare in aria in modo plateale. Dovevano capirlo tutti, per la miseria, che lui si era impegnato moltissimo per questo ruolo. Non voleva sentire nessuno parlare come la maestra delle elementari:"è intelligente, ma non si impegna". Dovevano dire:"è fottutamente intelligente e si impegna più di un leone marino".

Con queste poche e risolute idee, la mattina del 4 marzo 2yxz, Taglianpuzza decide di andare a fare il kamikaze. In località piazza Paese dei Cornuti (sempre ricordo dell'ex sindaco tradito dagli elettori), Taglianpuzza decise che si sarebbe fatto eslpodere nell'ora di punta vicino la macelleria di Gianpoldo Pierpaolo Mistofritto, perché il nome "Gianpoldo" non lo poteva proprio soffrire.

Alle 2 di pomeriggio la gente di Culi e Cazzi racconta di Taglianpuzza intento a correre per la piazza dei Cornuti urlando:"viva la pasta asciutta e a morte tutto". Taglianpuzza premette il bottone giusto alle 2 e un minuto (per lui era l'una, ma l'orologio che gli aveva regalato il nonno era anarchico). Premette il bottone e non successe nulla, stranamente la mortadella non esplose. Invece, successe che Taglianpuzza scivolò su una merda di scoiattolo delle praterie (portato lì da bracconieri del Polo Nord amici di 007); volò per 2 metri con velocità costante verso il cacatoio del paese; entrò nella porta aperta del cacatoio volando; scrisse sulla porta del cesso (sempre volando): "Taglianpuzza è un grande"; fece una serie di bisognini; staccò un paio di mattonelle ricordo; salutò la fidanzata intenta a relazionarsi in modo fisico con due suoi cari amici, e finì con la testa dentro lo scarico del water. Poi, Taglianpuzza morì di shock anafilattico per aver ingoiato un insetto noto come vespe lebrosa del deserto.

Le cronache raccontano di una morte quasi istantanea, giusto il tempo di capire che era bi-cornuto se non più e di bestemmiare 2/3 di calendario. Purtroppo, non rimangono memorie scritte di Taglianpuzza che pare amasse scrivere con inchiostro simpatico alla menta. Rimangono le grandi gesta, il grande amore per la patria per cui si immolò, le liquirizie lassative che usava per fare scherzi agli amici (pare sia questo uno dei motivi per cui poi lo cornificarono). Ma rimane anche una grande, bellissima frase che Taglianpuzza chiese di scolpire sulla lapide al suo becchino di fiducia:

"Qui giaccio io, Taglianpuzza, eroe nazionale nonostante non abbia mai pagato il canone della RAI".

Monday, March 9, 2009

L'imbecille e la sedia

Ma lei vede sempre il bicchiere mezzo vuoto!

E lei è un imbecille che non riesce a distinguere un tavolo da una sedia.

Che c'entra?

E che c'entra dire che io vedo sempre il bicchiere mezzo vuoto?

Scongressamente

Il PD deve essere un partito di riformatori.

Ma lei è vecchio.

Il PD deve essere un partito di riformatori con la prostata.


Il PD deve essere radicato nel territorio e vicino alla gente.

Ma lei non va mai in sezione!

Il PD deve essere radicato nel territorio, ma vicino casa mia, non troppo lontano dal divano così lo posso accendere col telecomando.

Il PD deve essere un partito di confronto e dialogo anche acceso.

Ma lei non ascolta nessuno.

Il PD deve essere un partito di confronto e dialogo ma chi critica viene acceso.


Il PD giovanile deve essere un partito di giovani.

Ma lei ha trent'anni!

Il PD giovanile deve essere un partito di idee giovani.


Il PD deve rispettare l'ambiente.

Ma lei vuole l'inceneritore.

Il PD deve rispettare l'ambiente del giardino sotto casa mia.

Il PD giovanile deve credere nei giovani.

Ma va...

Il PD è un partito di diverse correnti.

Ma lei minaccia di scomunica tutti quelli che approvano il testamento biologico.

Il PD è un partito a corrente alternata. Non mettere il dito nella presa.


Il PD è un grande progetto.

Ma di cosa?

Il PD è il progetto di un progetto di un progetto di un progetto di un progetto che deve essere ancora ben discusso per trovare terreno comune.

Il PD è democratico e cerca la sintesi delle proprie correnti interne.

Ma sintesi non vuol dire accettare solo quello che dice lei.

Il PD è democratico e io lo sintetizzo per chi non dovesse capire chi comanda.

Quella è la stanza del fervore politico.

Che?

Lì dentro facciamo quello che minchia ci pare. Voti o no.

Il PD ha un manifesto di valori importante.

E dove sono le azioni che lo dimostrano?

Il PD ha un manifesto di valori, basta quello, le azioni non esistono, lo diceva pure Parmenide.

Il PD vuole anche il tuo contributo.

Per?

Boh.

Il PD elegge i suoi dirigenti con le primarie.

A liste bloccate...

Il PD elegge i suoi dirigenti con le primarie, ma per essere sicuro che la gente approvi il candidato ne mette solo uno.


Il PD giovanile non deve farsi influenzare dal PD degli adulti.


Ma lei ha trent'anni.

Presidente posso continuare il discorso?

Scusi mi risponda, lei ha trent'anni...

Presidente mi interrompono.

Scusi, risponda.

Presidente!

Ehi, ehi giù le mani. Cosa? Manicomio? Matto? Io? Sarei io il matto? Dove mi portate? Fuori? Ehi, aiuto, ehi!!!

Allora, dicevo, ah sì, il PD giovanile non deve farsi influenzare dal PD degli adulti...


Al contrario di certi partiti di destra, o di altri che parlano di Marx calzando scarpe della Nike, il PD può essere davvero un partito serio. Purtroppo ha iniziato tutto proprio male.

Saturday, February 28, 2009

Cetriolo politico



Un cetriolo che cerca di raggiungere il tuo didietro è, fondamentalmente, qualcosa da cui guardarsi accuratamente.
Ma la situazione cambia a seconda del fatto che il cetriolo sia o meno politico.


Il tizio saggio

Cetriolo: che fai stasera?
Tizio saggio: sto a casa, non posso uscire, ho diarrea e emorroidi lancinanti tutte e due insieme.

Il tizio che deve capire ancora come funziona il mondo

Cetriolo: che fai stasera?
Tizio che deve capire ancora come funziona il mondo: esco, vuoi venire con me? Mi hanno detto che la strada per la nuova discoteca e buia e quasi deserta, in compagnia mi sentirei più sicuro...

Un cetriolo che sta in politica è ben più oscuro, più subdulo, e, soprattutto, più furbo.

Il tizio saggio

Cetriolo politico: Che fai stasera? Volevo parlarti di quei finanziamenti per la tua attivitá. Sai, non voglio che la tua azienda di 30 addetti fallisca, ci tengo anche io ai tuoi operai.
Tizio saggio: Va bene, ci vediamo alle 8?


Cetriolo politico: Che fai stasera? Volevo parlarti di quei finanziamenti per la tua attivitá. Sai, non voglio che la tua azienda di 30 addetti fallisca, ci tengo anche io ai tuoi operai.
Tizio che deve capire ancora come funziona il mondo: Va bene, ci vediamo alle 8?


Il tizio saggio almeno sa cosa sta facendo e spera di prevedere una frazione di secondo prima il momento doloroso, giusto per pararsi alla buona il didietro.

Friday, February 27, 2009

Omaggio al deserto dei Tartari e ai Tartari



Il deserto dei Tartari è un'immensa distesa di sabbia. Non c'è una pianta, l'unica ombra è quella delle rocce, secche e spaccate, che spuntano dal suolo come stuzzicadenti spezzati a metà. La piana soffre di solitudine; forse, se smettesse di abbracciare così forte il sole, qualche comunità umana vi si pianterebbe; forse, se smettesse di nascondere l'acqua, ci passerebbe un viandante di tanto intanto. Eppure, il deserto preferisce così e, sin dall'antichità, solo i Tartari lo attraversarono.

A questo punto la vita di una guardia imperiale, sulla fortezza in cima al deserto, diventa puro aspettare: aspettare che i Tartari si facciano vedere di nuovo, benché ormai estinti, per fare un po' di guerricciole, ma anche solo per una partita a carte.

I Tartari sono un motore immobile, sono il senso dell'agire umano, sono l'unica cosa che evita il suicidio di massa. Chi progettò l'umanità, cioè il caos, fece bene a pensare anche ad un qualche senso da dare alla vita, seppur tale fosse una meta irragiungibile. Prima di vedere un tartaro, proprio pochi secondi prima, ogni uomo, ma anche ogni essere vivente, è destinato a morire o smettere di cercare (che poi è la stessa cosa). Questo rende i tartari vivi nelle menti di tutti (c'è chi li chiama Dio, chi scienza, chi progresso), ma invisibili e irragiungibili. Il deserto finisce per uccidere chiunque vi si avventuri, quindi nemmeno è dato ricercare oltre lo sguardo: oltre la possibilità, per la guardia imperiale, di scrutare l'orizzonte dalla fortezza, non esiste altro.

La fortezza è l'unico avamposto umano, domina con la vista un deserto immutabile, ma soprattutto, la fortezza è perfettamente inutile. Come è inutile qualsiasi vita, se non che è l'unica cosa che si possiede, la si tiene stretta con la speranza che una qualche popolazione nomade (non solo i Tartari) le dia senso. Eppure, la fortezza non ha senso, nemmeno si sa chi la costruì. Addirittura si può avanzare l'ipotesi che il caos stesso la mise in piedi per illudere l'uomo.

Ma più di tutto, conosciuto il deserto dei Tartari, è mortale mettersi in piedi su uno dei bastioni della fortezza e aspettare lo scontro con un nemico immaginario. Passano in fretta gli anni, i capelli diventano come la neve, le articolazioni cedono e camminare diventa faticoso. Così si abbandona davvero tutto, anche se quel tutto è probabilmente inutile (ma non si sa). Soprattutto, la tragedia è che questo abbandono avviene per un senso, quello si sicuramente inesistente, invece di distruggere di continuo la verità in se stessi (probabile unica via alla salvezza della coscienza).

Thursday, February 26, 2009

Perché il cactus ha sempre ragione




Il cactus è vegetariano, nel senso che non mangia animali.

Il catus punge e si protegge, si protegge quando punge, punge quando si protegge. A meno che non stia avendo a che fare con un masochista, allora si protegge, si protegge quando punge, punge quando si protegge. A meno che non abbia a che fare con un sado masochista, allora niente, si mette l'anima in pace e realizza che il mondo è una merda.

Il cactus è indigesto, sa di cactus e quindi è indigesto. Ma se pure sapesse d'altro, tipo di tortellini Giovanni Rana ai funghi porcini (beh, loro dicono così), sarebbe pure sempre un cactus, quindi avrebbe quello schifoso retrogusto di cactus. Sarebbero tortellini Giovanni Rana ai fuinghi porcini con essenze di cactus, che schifo, sto a dieta. Il cactus indigesto capisce subito di non piacere: il melo gli fa le pernacchie, il pero pure, le albiccocche gli danno del cretino, etc.. Allora, il cactus realizza che il mondo è una merda, ma fino a qui sarebbe ancora vivibile, il problema è che ci sono un sacco di imbecilli in giro che godono a farsi fottere, pardon, divorare.

Il cactus è intoccabile, ferisce chi ci prova. La sua morte, però, è l'imbecille di turno che lo riempie d'acqua perché non ha un cazzo da fare. Ma a volte è fortunato e gli capita il tipo che lo ammazza a rivoltellate. Questo tizio prende una pistola e inizia a sparare finché davanti a sé ha solo poltiglia verde. Il cactus qui capisce che la vita è poca cosa in confronto ad una morte di merda, meglio morire prima sparati da un cretino che imita John Wayhne (o come si scrive).

Il cactus ha sempre ragione, ne ha da vendere, ve la offre a pochi spiccioli, andate dal fioraio e investite questi soldi nella salvezza di una vegetazione saggia (più saggia persino delle lattughe).