Saturday, February 28, 2009

Cetriolo politico



Un cetriolo che cerca di raggiungere il tuo didietro è, fondamentalmente, qualcosa da cui guardarsi accuratamente.
Ma la situazione cambia a seconda del fatto che il cetriolo sia o meno politico.


Il tizio saggio

Cetriolo: che fai stasera?
Tizio saggio: sto a casa, non posso uscire, ho diarrea e emorroidi lancinanti tutte e due insieme.

Il tizio che deve capire ancora come funziona il mondo

Cetriolo: che fai stasera?
Tizio che deve capire ancora come funziona il mondo: esco, vuoi venire con me? Mi hanno detto che la strada per la nuova discoteca e buia e quasi deserta, in compagnia mi sentirei più sicuro...

Un cetriolo che sta in politica è ben più oscuro, più subdulo, e, soprattutto, più furbo.

Il tizio saggio

Cetriolo politico: Che fai stasera? Volevo parlarti di quei finanziamenti per la tua attivitá. Sai, non voglio che la tua azienda di 30 addetti fallisca, ci tengo anche io ai tuoi operai.
Tizio saggio: Va bene, ci vediamo alle 8?


Cetriolo politico: Che fai stasera? Volevo parlarti di quei finanziamenti per la tua attivitá. Sai, non voglio che la tua azienda di 30 addetti fallisca, ci tengo anche io ai tuoi operai.
Tizio che deve capire ancora come funziona il mondo: Va bene, ci vediamo alle 8?


Il tizio saggio almeno sa cosa sta facendo e spera di prevedere una frazione di secondo prima il momento doloroso, giusto per pararsi alla buona il didietro.

Friday, February 27, 2009

Omaggio al deserto dei Tartari e ai Tartari



Il deserto dei Tartari è un'immensa distesa di sabbia. Non c'è una pianta, l'unica ombra è quella delle rocce, secche e spaccate, che spuntano dal suolo come stuzzicadenti spezzati a metà. La piana soffre di solitudine; forse, se smettesse di abbracciare così forte il sole, qualche comunità umana vi si pianterebbe; forse, se smettesse di nascondere l'acqua, ci passerebbe un viandante di tanto intanto. Eppure, il deserto preferisce così e, sin dall'antichità, solo i Tartari lo attraversarono.

A questo punto la vita di una guardia imperiale, sulla fortezza in cima al deserto, diventa puro aspettare: aspettare che i Tartari si facciano vedere di nuovo, benché ormai estinti, per fare un po' di guerricciole, ma anche solo per una partita a carte.

I Tartari sono un motore immobile, sono il senso dell'agire umano, sono l'unica cosa che evita il suicidio di massa. Chi progettò l'umanità, cioè il caos, fece bene a pensare anche ad un qualche senso da dare alla vita, seppur tale fosse una meta irragiungibile. Prima di vedere un tartaro, proprio pochi secondi prima, ogni uomo, ma anche ogni essere vivente, è destinato a morire o smettere di cercare (che poi è la stessa cosa). Questo rende i tartari vivi nelle menti di tutti (c'è chi li chiama Dio, chi scienza, chi progresso), ma invisibili e irragiungibili. Il deserto finisce per uccidere chiunque vi si avventuri, quindi nemmeno è dato ricercare oltre lo sguardo: oltre la possibilità, per la guardia imperiale, di scrutare l'orizzonte dalla fortezza, non esiste altro.

La fortezza è l'unico avamposto umano, domina con la vista un deserto immutabile, ma soprattutto, la fortezza è perfettamente inutile. Come è inutile qualsiasi vita, se non che è l'unica cosa che si possiede, la si tiene stretta con la speranza che una qualche popolazione nomade (non solo i Tartari) le dia senso. Eppure, la fortezza non ha senso, nemmeno si sa chi la costruì. Addirittura si può avanzare l'ipotesi che il caos stesso la mise in piedi per illudere l'uomo.

Ma più di tutto, conosciuto il deserto dei Tartari, è mortale mettersi in piedi su uno dei bastioni della fortezza e aspettare lo scontro con un nemico immaginario. Passano in fretta gli anni, i capelli diventano come la neve, le articolazioni cedono e camminare diventa faticoso. Così si abbandona davvero tutto, anche se quel tutto è probabilmente inutile (ma non si sa). Soprattutto, la tragedia è che questo abbandono avviene per un senso, quello si sicuramente inesistente, invece di distruggere di continuo la verità in se stessi (probabile unica via alla salvezza della coscienza).

Thursday, February 26, 2009

Perché il cactus ha sempre ragione




Il cactus è vegetariano, nel senso che non mangia animali.

Il catus punge e si protegge, si protegge quando punge, punge quando si protegge. A meno che non stia avendo a che fare con un masochista, allora si protegge, si protegge quando punge, punge quando si protegge. A meno che non abbia a che fare con un sado masochista, allora niente, si mette l'anima in pace e realizza che il mondo è una merda.

Il cactus è indigesto, sa di cactus e quindi è indigesto. Ma se pure sapesse d'altro, tipo di tortellini Giovanni Rana ai funghi porcini (beh, loro dicono così), sarebbe pure sempre un cactus, quindi avrebbe quello schifoso retrogusto di cactus. Sarebbero tortellini Giovanni Rana ai fuinghi porcini con essenze di cactus, che schifo, sto a dieta. Il cactus indigesto capisce subito di non piacere: il melo gli fa le pernacchie, il pero pure, le albiccocche gli danno del cretino, etc.. Allora, il cactus realizza che il mondo è una merda, ma fino a qui sarebbe ancora vivibile, il problema è che ci sono un sacco di imbecilli in giro che godono a farsi fottere, pardon, divorare.

Il cactus è intoccabile, ferisce chi ci prova. La sua morte, però, è l'imbecille di turno che lo riempie d'acqua perché non ha un cazzo da fare. Ma a volte è fortunato e gli capita il tipo che lo ammazza a rivoltellate. Questo tizio prende una pistola e inizia a sparare finché davanti a sé ha solo poltiglia verde. Il cactus qui capisce che la vita è poca cosa in confronto ad una morte di merda, meglio morire prima sparati da un cretino che imita John Wayhne (o come si scrive).

Il cactus ha sempre ragione, ne ha da vendere, ve la offre a pochi spiccioli, andate dal fioraio e investite questi soldi nella salvezza di una vegetazione saggia (più saggia persino delle lattughe).