Il deserto dei Tartari è un'immensa distesa di sabbia. Non c'è una pianta, l'unica ombra è quella delle rocce, secche e spaccate, che spuntano dal suolo come stuzzicadenti spezzati a metà. La piana soffre di solitudine; forse, se smettesse di abbracciare così forte il sole, qualche comunità umana vi si pianterebbe; forse, se smettesse di nascondere l'acqua, ci passerebbe un viandante di tanto intanto. Eppure, il deserto preferisce così e, sin dall'antichità, solo i Tartari lo attraversarono.
A questo punto la vita di una guardia imperiale, sulla fortezza in cima al deserto, diventa puro aspettare: aspettare che i Tartari si facciano vedere di nuovo, benché ormai estinti, per fare un po' di guerricciole, ma anche solo per una partita a carte.
I Tartari sono un motore immobile, sono il senso dell'agire umano, sono l'unica cosa che evita il suicidio di massa. Chi progettò l'umanità, cioè il caos, fece bene a pensare anche ad un qualche senso da dare alla vita, seppur tale fosse una meta irragiungibile. Prima di vedere un tartaro, proprio pochi secondi prima, ogni uomo, ma anche ogni essere vivente, è destinato a morire o smettere di cercare (che poi è la stessa cosa). Questo rende i tartari vivi nelle menti di tutti (c'è chi li chiama Dio, chi scienza, chi progresso), ma invisibili e irragiungibili. Il deserto finisce per uccidere chiunque vi si avventuri, quindi nemmeno è dato ricercare oltre lo sguardo: oltre la possibilità, per la guardia imperiale, di scrutare l'orizzonte dalla fortezza, non esiste altro.
La fortezza è l'unico avamposto umano, domina con la vista un deserto immutabile, ma soprattutto, la fortezza è perfettamente inutile. Come è inutile qualsiasi vita, se non che è l'unica cosa che si possiede, la si tiene stretta con la speranza che una qualche popolazione nomade (non solo i Tartari) le dia senso. Eppure, la fortezza non ha senso, nemmeno si sa chi la costruì. Addirittura si può avanzare l'ipotesi che il caos stesso la mise in piedi per illudere l'uomo.
Ma più di tutto, conosciuto il deserto dei Tartari, è mortale mettersi in piedi su uno dei bastioni della fortezza e aspettare lo scontro con un nemico immaginario. Passano in fretta gli anni, i capelli diventano come la neve, le articolazioni cedono e camminare diventa faticoso. Così si abbandona davvero tutto, anche se quel tutto è probabilmente inutile (ma non si sa). Soprattutto, la tragedia è che questo abbandono avviene per un senso, quello si sicuramente inesistente, invece di distruggere di continuo la verità in se stessi (probabile unica via alla salvezza della coscienza).
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